Only 90 Days

Go Back To New York. Only 90 Days.

Day#81

A New York la comunicazione tra amministrazione e cittadini e’ molto importante.
Se ne ha un’autentica percezione in metro, per esempio: il cittadino e i visitatori sono costantemente informati sui lavori, sui miglioramenti, sulle novità, sui cambiamenti di orario. All’interno delle metro ci sono sempre cartelli che avvertono sul come e sul quando e lo fanno sempre in maniera intelligente e diretta. Non si ha mai la sensazione di sentirsi presi in giro, o male informati: anche nella più scomoda delle situazioni, sai sempre che dietro c’e’ un buon motivo, che qualcuno sta lavorando per te e per migliorare il servizio.
L’abbonamento mensile può’ sembrare alto (104$), ma con 24 linee e 468 stazioni non ci si può’ proprio lamentare.
La metro di New York mi mancherà: e’ comoda, ti spinge a muoverti e anche a camminare senza ricorrere a scooter o macchine.
E poi e’ bella: sarà sporca come molti dicono, ma e’ colorata, efficiente, affascinante e “urbana” nel vero senso del termine.
Nella stazione tra la 14the l’8 Avenue si puo’ trovare l’installazione permanente “Life Underground” dello scultore americano Tom Otterness (finalmente ho capito chi sono questi pupazzetti) .
E poi, sei a New York, e qui può succedere di tutto, anche nella subway.

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Day#80

Sulla via di casa, proprio davanti alla fermata della metro, c’e’ questa chiesa.
A una certa ora del pomeriggio, la luce del sole che riflette sulle finestre del building di fronte provoca questo gioco di luci bellissimo.
Domani dicono che nevichera’ di nuovo e io inizio ad essere un po’ stanca anche fisicamente del maltempo; sono metereopatica quasi quanto i newyorkesi.
Con la venuta della bella stagione, la citta’ rinasce e scoppia di bellezza e vita e le cose da fare, che gia’ erano innumerevoli in inverno, si moltiplicano fino all’inverosimile.
Su Nuok e’ uscito un bel memorandum di cose da fare ad Aprile. Lo leggo e rosico parecchio, ma sento che in un modo o nell’altro non e’ e non sara’ l’ultima stagione che passo qui.

(-10!?!?)

Day#79

Lunedi di partenze per tutti gli ospiti di questa settimana di Marzo, di pioggia e freddo che non accennano ad andare via (o se lo fanno, il giorno dopo si smentiscono), di inizio conto alla rovescia e di iniziare a svuotare il freezer.
Faccio polpette e pancakes e comincio a calcolare lo spazio nella valigia.

Day#78

Per rispettare tutte le prime settimane a New York che si rispettino, di domenica si va a sentire dell’autentico gospel in una delle tante chiese di Harlem. Stavolta sono capitata nella galleria di una chiesa sulla 116th, stracolma di turisti ma anche di afro-americani che come sempre ad ogni parola del prete o ripetono ad alta voce quello che ha appena detto o si incitano e si incoraggiano tra di loro urlando vari “Yeah man” o “Thank God”.
E’ uno spettacolo che almeno una volta nella vita va visto, anche se tocca arrivarci preparati e avendo fatto colazione dato che la messa sembra non avere fine e in effetti non credo ce l’abbia considerando che noi siamo andati via che era ancora in corso e durava da circa 2 ore e 10 minuti.
Dal tempio del signore siamo finiti direttamente al tempio del buon cibo a Chelsea Market e della tecnologia Apple sulla 14th.
Enrico si e’ comprato il caro vecchio iPod classic che non invecchia mai col tempo, mentre Andrea chiedendo un iPad2 ha dovuto fare esperienza del terribile “Out Of Stock”.
Domenica sera casalinga per me e Maggie:domani si impacchetta tutto e si parte, mentre per me inizia ufficialmente la penultima settimana a Nyc.

Day#77

Finalmente una cena con i Magnum guys, nell’appartamento super cool del mio boss Adrian, a Greenpoint.
Tanto vino, belle chiacchiere, racconti veri da film dell’orrore e ragu’ bolognese ottimo made by a swiss guy.
Domani mi aspetta Harlem e il gospel, speriamo non troppo turistico.

Day#76

Oggi, seconda eccezione: io appaio nella foto del giorno.
E non poteva essere altrimenti, essendo la prima volta che Maggie dorme con me a Brooklyn.
Oggi, secondo giorno di vera primavera: spese pazze per lei e ottima cena marocchina a Soho per concludere.
Ora, non perdiamo le vecchie abitudini e prima di dormire ci vediamo Friends, che visto da qui ha tutto un altro sapore.

Day#75

Oggi e’ stata la prima vera ufficiale giornata di primavera e per la prima volta da quando sono qui, sono tornata a Central Park.
Mi e’ sembrato immediatamente di essere a casa, o comunque tutto mi e’ suonato molto familiare.
Vicino alla Bethesda Fountain, ho rincontrato lo stesso gruppo che fotografai due anni fa.
Sotto lo stesso arco, ho ritrovato lo stesso uomo con il sax. Le cose sono due, o i musicisti di strada sono affezionati alla tradizione o non hanno mai davvero sfondato (o anche, forse suonare a Central Park e’ semplicemente una cosa che li appaga quel che basta per continuare a farlo negli anni).
Ho cercato di evitare il piu’ possibile la lunghissima parata di San Patrizio, anche se per forza mi ci sono dovuta imbattere: credo sia durata una giornata intera e ancora non ne ho capito bene il senso.
Fatto sta che tutta New York oggi era colorata di verde e sapeva di birra.

Day#74

Che succede quando in una città’ esci di mattina ed e’ inverno, con pioggia, vento e freddo quanto basta e il pomeriggio esci dall’ufficio alle 6 e c’e’ tanta luce, aria primaverile e quasi caldo?
In realtà’ nulla, a parte il fatto di constatare che qui il tempo cambia davvero repentinamente e che forse mettersi il montone la mattina non e’ stata la mossa più’ saggia.
Oggi finalmente ho abbracciato Enrico (e conosciuto il suo compagno di viaggio Andrea). Tra un thai a pranzo e un replay di Joe’s Shangai a cena si e’ parlato di New York, macchine fotografiche, cani, laser e AS Roma.
Maggie oggi ha fatto shopping pazzo per la 5th Avenue e finalmente attraversato Times Square piena di luci.
Io invece ho finalmente conosciuto un tassinato simpatico: si chiama Berbuim (o qualcosa del genere) e’ dell’Afghanistan e vive qui da 23 anni. Ogni 6 mesi torna nel suo paese per starci altri 6 mesi: una vita solo di lavoro non fa per lui, la sua famiglia e’ li e ne ha bisogno.
Mi ha detto che i soldati americani sono li da tantissimo tempo e non hanno mai combinato nulla di buono.
Nonostante tutto l’America gli piace, ma mi ha consigliato di visitare il suo paese: non e’ poi così pericoloso come si dice, ed e’ bellissimo (e io non stento a crederlo vedendo ogni giorno alla Magnum, centinaia di foto bellissime provenienti da laggiù’).

Day#73

Ed eccomi qui, dopo la terza volta a New York anche io sono salita sul battello e ho navigato fino a Miss New York.
Devo dire che il brevissimo viaggio fino a li e’ davvero bello. Ti lasci alle spalle Manhattan, che oggi era particolarmente affascinante grazie a dei nuvoloni di tutti i colori che ogni tanto venivano squarciati dal sole.
La statua e’ davvero enorme e sembra brillare di luce propria (ancora non ho capito bene di materiale e’ fatta ma credo sia dovuto a quello e a come rifrange i raggi solari).
C’e’ ancora una disputa in corso tra me Maggie: lei sostiene di aver letto che all’interno della corona c’e’ un ristorante, e me ne ha dato le prove. Io, dal canto mio, ho spulciato tutti i forum e di tutto ciò’ non c’e’ traccia.
E poi, oggi a New York c’e’ una visita speciale, ma ancora non sono riuscita a fotografarlo.
Domani non mi scappa.

Day#72

Oggi faccio un grandissimo strappo alla regola: posto una foto non scattata da me e non a New York City e lo faccio perche’ oggi, giorno 72 e’ tutto dedicato ad Anna e al suo benvenuto.
Anna ha un giorno e mezzo ed e’ bellissima, e vedere Adriano che la abbraccia mi ha stretto il cuore e mi ha fatto sorridere tantissimo, anche trovandomi dall’altro lato del mondo, mentre camminavo a passo svelto per andare a lavoro, in una mano il caffe’ e nell’altra l’iPhone.